L’Elisir di lunga vita

Posted by Nebheptra     Category: Alchimia, Elementi, Glosse

Nei trattati alchemici si legge spesso che la Pietra Filosofale può essere utilizzata per preservare la gioventù e per scacciare le malattie. Solo alcuni fanno riferimento al ringiovanimento, ma si noti come mai ciò è riferito all’alchimista stesso, bensì viene data come possibilità insita alle capacità della Pietra stessa.

Vorrei porre l’accento sulla differenza tra “preservare la gioventù” e “ringiovanire”, poichè le due cose non sono affatto uguali.

A proposito del secondo verbo infatti, a parte delle considerazioni di carattere pratico, come potrebbero essere quelle di non dare troppo nell’occhio, cosa che chiaramente lascia il tempo che trova laddove l’utilizzo (sia nel senso di ringiovanire che di preservare la propria gioventù) va a protrarsi per decine e decine di anni, ve ne è una ben più sostanziale, che l’alchimista accorto troverà scritto in piccolo alla voce controindicazioni nel foglietto di istruzioni.

Un elisir alchemico non è altro che un accumulatore di energia che serve a restaurare un equilibrio dei diversi Elementi nell’uomo, così da permettergli di beneficiare delle loro diverse qualità. Nel caso specifico della Pietra Filosofale, è l’Elemento Fuoco che contribuisce al ringiovanimento del corpo. Ma quando si parla di corpo non è possibile intendere solo il corpo fisico, bensì sempre e comunque l’uomo nella sua totalità.

Un elisir che ha il potere di ringiovanire non agisce solo sul corpo fisico, ma anche sugli altri corpi dell’uomo, anzi l’azione è anzitutto portata sul piano sottile e poi diventa manifesta sul piano materiale. In altri termini, non ringiovanisce solo il corpo fisico, ma anche quello astrale e quello mentale. E, così facendo, le esperienze di vita e le conoscenze, la saggezza e le lezioni acquisite col lavoro alchemico durante gli anni trascorsi vanno perdute anch’esse. Questa perdita è proporzionale al grado di ringiovanimento ottenuto.

Un Alchimista, se è veramente tale, non accetterebbe mai di tornare indietro.

I due aspetti della Grande Opera

Posted by Nebheptra     Category: Alchimia, Glosse

La conoscenza analitica è agli antipodi della conoscenza reale, che è di sua  natura intuitiva. La chiave di questa ultima è la realizzazione dell’Ermete, dell’angelizzazione dell’uomo, della discesa dello Spirito Santo. Affinché questo Spirito faccia in noi la sua casa, occorre che rinunciamo allo spirito impuro, la falsa luce dell’Anima Mundi.

È scritto nella Genesi che lo Spirito aleggiava sulle acque primordiali, avvolte dall’abisso oscuro.

Bisogna ricostituire questa acqua vergine (casa dello Spirito Santo, dicono le litanie) purificando il nostro mentale e dimenticando l’ammasso di conoscenze indigeste con cui abbiamo sporcato lo specchio della nostra immaginazione. Saremo allora nelle tenebre mentali, poiché non attingeremo più da questa sfera gli elementi della conoscenza analitica, frutti velenosi dell’albero di scienza.

È in questa notte, in questo stato di nudità spirituale di semplificazione interiore, che lo spirito potrà scendere ed informare, di nuovo, il caos microcosmico.

Che cosa dicono i veri Filosofi?

Riportare una terra appropriata al suo stato caotico primordiale, per ottenere la terra vergine dei saggi, aspetto sensibile della sostanza universale.
Questa terra vergine è il mezzo, la matrice, la nutrice bianca. Animare poi questa terra vergine per mezzo dello spirito universale, specializzazione del Ruach Elohim della Genesi.

È questo stesso processo che costituisce il processo generale dell’alchimia spirituale ed il processo particolare di accesso alla vera conoscenza: riportare il mentale alla semplicità della sostanza prima. In questo vuoto lo spirito scenderà, per informarlo.

Qui si nasconde un doppio scoglio:  in primo luogo l’uomo deve scegliere il suo Maestro e servire solo lui. Purtroppo molto spesso, l’uomo si dà, ma con reticenza, egli vuole e non vuole, dice ora sì, ora no, il più delle volte dice forse. È questo il momento di ricordare le belle parole del Tao:

Avere poca fede, non è avere la fede, o anche:  Fuori la Via, tutto è fuori dalla Via.

In secondo luogo, l’uomo è il campo di battaglia dove si affrontano lo Spirito Santo e lo spirito impuro. Dunque deve vegliare sui suoi desideri, poichè a seconda dell’orientamento e della qualità del desiderio, l’uno o l’altro di questi spiriti farà in lui la sua casa;  in altri termini, in questa terra vergine dove ogni seme potrà portare dei frutti secondo la sua specie, germoglierà un ramo dell’albero di Vita o un ramo dell’albero della scienza, conformemente al movente segreto dell’uomo.

Si può qui comprendere quanto, senza l’aiuto divino, la Grande Opera spirituale possa essere pericolosa, e quali seduzioni saranno messe in atto perché ci porti la morte al posto della vita.
Ebbene, l’aiuto del Cielo viene a chi lo chiede sinceramente. Di qui la necessità della preghiera il cui principio è un atto di umiltà.

Senza l’umiltà un tale lavoro conduce direttamente alla morte spirituale, perché ogni sentimento di orgoglio è segno del Maligno. Con l’umiltà, questo lavoro conduce al ricevimento dello Spirito Santo, all’illuminazione definitiva, purché non si dimentichi il comandamento essenziale:  l’Amore.

Vedi anche: Cos’è l’Alchimia

Cos’è l’Ermetismo

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“L’Ermetismo è una Tradizione Vivente, nella quale gravitano le forze intelligenti dell’evoluzione. Una immensa Piramide, nella quale trovano posto i migliori esponenti della razza umana. Numi ed Eroi che hanno dato lustro al genere umano, trasformando le insidiose attitudini dell’animale in dinamismi superiori e divini. Entrare in quella Piramide, sia pure ai livelli più bassi, non è cosa da poco.
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Merlino ed il Serpente

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Merlino è sicuramente il mago per antonomasia nell’immaginario collettivo.

La leggenda vuole che abbia ereditato i suoi poteri dal padre, essendo figlio di un demone e di una donna normale. E, sebbene il cinema ci abbia rimandato una figura di mago buono, in realtà la letteratura lo dipinge come inquietante, imperscrutabile e talvolta diabolico.

Nel cinema Merlino è legato inequivocabilmente al film Excalibur (1981), dove viene interpretato dall’ottimo Nicol Williamson.

Forse non tutti sanno che la magia del fare utilizzata dal mago in questo film non è inventata dallo sceneggiatore, bensì è un vero incantesimo druidico, così come viene riportato anche nel libro Le 21 lezioni di Merlino di Douglas Monroe. Questo libro è dedicato alla magia celtica e, sebbene alcuni contestino all’autore le trascrizioni in lingua celtica, qualche contraddizione storica e qualche sua personale interpretazione, altri concordano con la validità generale dei contenuti e delle sue formule magiche.

Chi mastica l’inglese può farsi una cultura sull’argomento sui numerosi siti che dibattono sulla questione.

Ma torniamo a noi. La magia del fare è la magia più potente a disposizione del druido, in quanto gli permette di ottenere qualsiasi cosa egli voglia. Eccone la trascrizione con relativa traduzione:

Pronuncia: anal natrak, utvas betod, do kiel dienve

Celtico: Anáil nathrach, ortha bhais betha, do cheol déanta

Traduzione ing: Serpent’s breath, charm of death and life, thy omen of making

Traduzione it: Alito del Serpente (Drago), magia di vita e di morte, preludio di realizzazione.

Ascolta l’incantesimo di Merlino dalla sua bocca: Magia del fare.wav

In realtà sull’ultimo pezzo non sono soddisfatto della traduzione (preludio di realizzazione), ma tant’è, mi sono lasciato condizionare dall’interpretazione cinematografica. Infatti nel film la magia si attua quando comincia ad alzarsi la nebbia (l’alito del Drago); sarebbe dunque la presenza dell’alito a preannunciare la riuscita dell’incantesimo.

Tra l’altro mi suona corretta la traduzione se faccio il parallelo in ambito alchemico: la comparsa della nebbia (Nube bianca che si scioglie dalla Pietra e se ne eleva), è quella che prelude alla riuscita, realizzazione, dell’Opera al Bianco.

Inutile dissertare sul simbolismo legato al Serpente/Drago, in quanto molti altri ben più preparati di me già l’hanno fatto, ma mi interessa aggiungere una cosa. Il detto alchemico testè riportato, nella sua forma completa dice:

 Fuoco intorno alla pietra nera – nube che se n’eleva

Guarda caso, nella tradizione egizia il Serpente sacro è l’Ureo, la cui radice UR sta a significare il Fuoco, e dalla quale deriva il verbo latino urere = bruciare.

L’ureo è recato in immagine sulla fronte dei Faraoni, simbolo di realizzazione sacerdotale, ed usato da Cleopatra nel proprio suicidio. A questo punto mi si chiederà: cosa c’entra questo serpente o il suo veleno con la nebbia bianca? Ebbene non saprei, comunque riporto un passo molto significativo di Plutarco:

 Cleopatra finì col convincersi che nulla era comparabile al morso dell’aspide che non cagiona né convulsioni né gemiti, quindi il coma, con solo una lieve traspirazione del viso, mentre i sensi gradualmente si intorpidiscono, e la vittima non mostra di sentire alcun dolore, soltanto una specie di contrarietà quando la si riscuote, come chi dorma d’un profondo sonno naturale, e non voglia essere svegliato.

Cos’è l’Alchimia

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The Alchemist - Joseph Wright

L’Alchimista – Joseph Wright

Se l’alchimia fosse solo un tipo di chimica trascendente o di metallurgia segreta, non avrebbe avuto così tanti estimatori.

L’alchimia vera, l’alchimia tradizionale, è la conoscenza delle leggi della vita nell’uomo e nella natura e la ricostituzione del processo per il quale questa vita, adulterata quaggiù dalla caduta adamica, possa recuperare la sua purezza, il suo splendore, la sua pienezza e le sue prerogative primordiali. Ciò si chiama riscatto nell’uomo morale; rigenerazione nell’uomo fisico; purificazione e perfezione nella natura; infine, nel regno minerale viene propriamente detto trasmutazione. Questa reintegrazione, o rigenerazione che dir si voglia, prosegue e proseguirà attraverso tutti gli stati di ciò che chiamiamo materia, dai più sottili ai più grossolani ed attraverso tutte le forme che prendono e prenderanno le creature trascinate nella caduta dell’uomo universale: dai batteri ai pianeti, dagli elementali ai geni cosmici. Afferrarne i processi più accessibili all’intelletto dell’uomo, intervenire consapevolmente su di essi accelerandoli e scostandone gli ostacoli, questo è tutto il programma dell’alchimia essenziale, che si può considerare sotto due aspetti complementari: un lavoro di purificazione che l’alchimista deve operare su sé stesso; ed un’applicazione caritatevole dei principi di questo stesso lavoro all’esterno, per cooperare alla reintegrazione finale ed affrettarne il termine. Read more…